Lo sviluppo delle discipline vibrazionali al servizio del benessere olistico

Vorrei innanzitutto spiegare l’origine di questo nome, che ricalca un incontro tenutosi nel settembre 2010 presso un’associazione culturale nel cuore del Pigneto, un quartiere di Roma.

“Vibrazioni in Corso” nasce in un momento molto particolare della mia vita, un momento ricco di scoperte, riflessioni, di attenzione per quelle sottili, inspiegabili situazioni, che ancora ci ostiniamo a chiamare “coincidenze”.

Il suo duplice significato vuole infatti collegarsi al concetto di “work in progress”, come a sottolineare la continua evoluzione di pensieri, elaborazioni, piccole epifanie, che portano l’individuo per mano verso la vita e gli inevitabili cambiamenti che la contraddistinguono.

Ma, allo stesso tempo, dà rilievo al concetto di “vibrazione”, strutturata in questa modalità di studio, quindi in una costante fase di ricerca. Le vibrazioni sono state il perno di questa piccola sessione durante la quale si è parlato della “medicina vibrazionale”, che comprende la floriterapia, la gemmo terapia e l’omeopatia, quest’ultima di appannaggio prettamente medico. Tali discipline condividono la presenza di energie ad alta frequenza, capaci di agire sui corpi sottili, i quali, a differenza del corpo fisico, non sono visibili ma lo circondano e il loro equilibrio è altrettanto fondamentale per il benessere dell’individuo.

Gerber, uno dei maggiori studiosi in tal senso, ricorda che vibrazione=frequenza e che l’unica differenza tra materia densa e sottile è data dalla frequenza alla quale vibrano. Le medicine vibrazionali, contenenti energie sottili ad alta frequenza, agiscono sui corpi sottili e a livello dei canali emotivi, mentali e spirituali. Quando un’essenza è assorbita attraverso la pelle (ci riferiamo in questo caso al un’essenza di tipo floreale), o ingerita, viene assimilata nella corrente sanguigna, quindi si deposita tra il sistema circolatorio e quello nervoso, si muove verso i meridiani, cioè i meccanismi vitali di interfaccia tra il corpo sottile e quello fisico. Partendo dai meridiani, la forza dell’essenza floreale raggiunge i chakra (canali di entrata e uscita dell’energia), quindi ritorna al corpo fisico. Questa amplificazione potenzia la forza vitale dell’essenza e ne favorisce l’assimilazione. In questo modo l’essenza floreale raggiunge le parti del corpo e gradatamente ne favorisce il riequilibrio.

-Un ponte sottile tra energie sottili: gemmoderivati e fiori

Floriterapia e gemmo terapia stabiliscono esattamente questo tipo di raccordo e/o rapporto. Sono entrambe discipline che lavorano ad un livello assai profondo e lo stesso Gurudas, autore di “Flower essences”, parlando delle tre forme principali di rimedi vibrazionali (fiori, omeopatici e gemmo terapici) afferma addirittura che i primi rappresentano il modo migliore per raggiungere e trattare i corpi energetici. Agiscono dal profondo ma “modificano” anche dal profondo, gestendo situazioni talvolta complesse senza avere alcun tipo di effetto collaterale. Elaborano memorie energetiche e cellulari , poiché intervengono sia livello emozionale che fisiologico, in quanto migliorano l’assetto generale della persona.

Con la floriterapia noi operiamo un vero e proprio “drenaggio emozionale”, poichè i fiori ci consentono di elaborare e gestire situazioni spesso complesse, che, una volta risolte , ci inducono ad una maggiore consapevolezza: ogni fiore, infatti, induce un cambiamento che porta con sé una diversa percezione del nostro percorso.

La consapevolezza rende liberi, poiché ci restituisce l’amore per noi stessi! Questo è l’obiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere quando optiamo per un cammino che prevede non soltanto il superamento di un sintomo, (laddove questo sia soltanto la manifestazione di un disagio che possa essere gestito da noi operatori del settore), ma anche del disagio che l’ha generato.

Gemmo derivati e i fiori, condividono una profondità d’azione tale da poter essere, a ragione, considerati i rappresentanti della medicina vibrazionale.

Attraverso la terapia floreale possiamo sicuramente intervenire ad un livello sottile, che ci consente di entrare in contatto con il messaggio animico che ci è proprio.

Dal punto di vista della medicina naturale la floriterapia è stata definita un vero e proprio trattamento di disintossicazione e purificazione spirituale.

In virtù di quanto sostenuto da Bach: “Non combattere ma trasformare”, possiamo affermare che le “scorie” di natura spirituale sicuramente hanno un peso decisivo nella mancata elaborazione dei nostro drammi e impulsi personali, mentre l’assunzione dei fiori ci permette di armonizzare la nostra anima. Pertanto il messaggio profondo che ci viene dall’assunzione delle miscele è sicuramente quello che contiene, in nuce, il percorso personalissimo e mai casuale del nostro Io superiore. Un percorso fatto anche di stati negativi difficili ma pur sempre transitori, se si accetta lo stato della trasformazione come condizione naturale della scoperta e accettazione di sé.

Viceversa, l’origine della maggior parte delle malattie si può ricondurre, se rapportata al livello emozionale dell’aura, all’incapacità di gestire emozioni inconsce che vengono stimolate in modo eccessivo da un sovraccarico di sollecitazioni.

Come afferma Mechtild Scheffer, grande studiosa del metodo ideato da Edward Bach: “…L’aura abbraccia tutti i livelli della consapevolezza e dell’esperienza della nostra personalità. L’Io superiore utilizza il livello transpersonale dell’aura come ponte fra la personalità, che è mortale, e l’anima immortale…”

Sicuramente, quindi, ignorare i segnali che ci vengono dalla nostra anima e anche dal nostro corpo, non può che portarci verso la malattia. Gli immunologi sostengono, infatti che le emozioni negative e lo stress indeboliscono le nostre difese immunitarie. Al contrario, armonizzandole, il sistema immunitario risulta rafforzato sul piano spirituale. In quest’ottica la terapia con i fiori può essere considerata una profilassi!

Possiamo sperimentare la floriterapia assieme alla gemmoterapia, con la quale condivide una notevole profondità. Quest’ultima utilizza, a scopo terapeutico, strutture in fase di formazione aventi ancora capacità riproduttive e potenziali.

Tutti i tessuti utilizzati per ottenere i gemmoderivati sono di origine embrionale e contenenti sostanze che li rendono particolarmente ricchi in principi attivi rispetto alla pianta adulta. Si tratta di una soluzione di fitocomplesso ottenuta per azione solvente di miscela idro-glicero-alcoolica, utilizzando parti giovani di piante in fase di crescita.

Quello del gemmoderivato è un metodo d’azione molto sottile e profondo, poiché interviene a livello cellulare e quindi metabolico, correggendo eventuali disarmonie proteiche.

Pertanto, come sottolinea Piterà: “…il gemmoderivato agisce prevalentemente svolgendo una funzione di riequilibrio dell’omeostasi cellulare e tissutale…” in virtù della ricchezza di elementi che contiene.

A Pol Henry va il merito d’aver stabilito un ponte tra il mondo vegetale e quello animale, come affermò egli stesso:

“…L’evoluzione della foresta permette di associare un terreno vegetale caratteristico ad una sindrome biologica animale e così di portare più avanti una corretta informazione in vista di una terapia adeguata, dolce e profonda…”

Come sottolineato in precedenza, infatti, il gemmoderivato consente di intervenire a livello del tracciato elettroforetico delle proteine e di normalizzarlo, in virtù di un legame profondo, quasi amniotico tra i minerali del suolo, il meristema, tessuto cellulare vegetale giovane che può occupare posizioni diverse nel contesto del corpo vegetale, e le cellule dell’uomo.

Come afferma il Piterà:

“…La patologia tissutale (terreno) si riflette così nell’evoluzione delle globuline, e l’evoluzione della foresta è il preciso e speculare riflesso dell’evoluzione di queste globuline e delle loro alterazioni patologiche…”

Pertanto:

“…Ciascuna pianta medicinale deve possedere una caratteristica azione sull’elettroforesi e lo studio sperimentale di un preparato vegetale a base di tessuti meristematici, per essere terapeuticamente valido deve migliorare il rapporto albumine-globuline e normalizzare le alterazioni di una o più frazioni globuliniche…”

Alla luce di tutto questo appare evidente il legame tra le due metodologie, l’una più “legata” all’aspetto organico, l’altra prevalentemente a quello spirituale dell’individuo, anche se i entrambi contribuiscono in egual misura al benessere dell’individuo.

L’integrità-integrazione di questi aspetti risulta fondamentale nella misura in cui trascurarne uno soltanto può compromettere quel sottile equilibrio chiamato salute…

Infatti uno dei grandi limiti della medicina allopatica consiste, a mio avviso, proprio nella costante scissione dei due aspetti, nell’ostinarsi a voler considerare la malattia semplicemente come la manifestazione improvvisa di un deficit organico, tutt’al più aggravata da una percentuale elevata di stress!

-Verso l’integrazione e la scelta del metodo

Credo sia molto importante scegliere con cura la metodologia di approccio alla persona che sceglie di affidarsi ad un terapeuta olistico.

Personalmente ritengo non si possa prescindere dalla ricchezza e dalla complessità del vissuto di ciascuno, per elaborare e portare alla luce quelle dinamiche, talvolta distorte (poiché non correttamente elaborate) che portano la persona ad un’alterazione funzionale del suo equilibrio.

A partire da questa considerazione, spetterà al terapeuta scegliere quale disciplina abbracciare per iniziare un percorso la cui durata varia da persona a persona.

Sarà il diretto interessato a decidere quale taglio dare al suo cammino, se e quando fermarsi e quindi se e come migliorare la qualità della sua vita.

A noi “rimane” il compito di accompagnare l’altro ad un bivio, dove potrà scegliere quale strada prendere: quella della consapevolezza, difficile e imprevedibile, o quella dell’apparente casualità del tutto!

Confido in una possibile integrazione tra il nostro lavoro e quello della classe medica, (ciascuno rispettando il suo ambito di competenza) al fine di ottimizzare la qualità del lavoro svolto e nel rispetto di una completezza e di una moralità umana e professionale.