Fitoetica®

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La nostra Officina phytoetica e phytolistica® si allaccia ad un concetto molto importante, che presuppone l’esistenza di un codice ovvero di un insieme di regole caratterizzate da un “linguaggio cifrato” e riguardanti il rapporto tra l’uomo e la natura in tutte le sua meravigliose espressioni.
In questo caso parliamo di un codice non scritto, poiché, di fatto, si rivolge ad un sistema che non è universalmente riconosciuto e che presuppone un’empatia, ovvero un a volontà di condivisione delle proprie emozioni con il regno vegetale.

Il termine Phytoetica® (o Fitoetica®) nasce dalla consapevolezza e in parte dalla necessità di operare in un contesto che sia soprattutto, come indica il termine stesso, etico. Questo ci porta, da un lato, ad una scelta appropriata e rispettosa, per esempio, delle parti di pianta da utilizzare nel settore fitoterapico, dall’altra alla volontà di considerare l’individuo vegetale, un individuo a tutti gli effetti. Questi due concetti sono fondamentali al fine di comprendere un nuovo approccio alla fitoterapia che sottintende un aspetto meramente pratico ed uno più propriamente spirituale.

La nostra officina dichiara la volontà di essere appunto phytoetica, e pertanto di voler rispettare l’inviolabilità di questo rapporto esclusivo con la natura, e allo stesso tempo phytolistica, quindi di voler considerare tanto la persona quanto il rimedio (in questo caso parliamo di fitocomplesso) nella loro totalità.

Alla base delle nostre considerazioni è il desiderio di valutare l’individuo in tutta la sua complessità e soprattutto potergli offrire diversi strumenti di indagine e sostegno, dalla fitoterapia alla floriterapia, che ci permette di agire a livello sottile, laddove nessun altro rimedio può, a ragione, collocarsi.

La parola “olismo” insieme all’aggettivo “olistico”, come leggiamo su Wikipedia: “….è stata coniata negli anni Venti da Jan Smuts, uomo politico, intellettuale e filosofo africano, autore di “Holism and Evolution”, del 1926. Essendo Smuts un convinto evoluzionista, l’olismo è secondo lui anche esprimibile come il frutto  di “un’evoluzione emergente”, la cui complessità strutturale  non è riconducibile ai suoi aggregati. Secondo l’Oxford English Dictionary, Smuts ha definito l’olismo come “…la tendenza, in natura, a formare interi che sono più grandi della somma delle parti, attraverso l’evoluzione creativa…”

Questo ci porta a considerare il valore e le potenzialità dell’essere umano in quanto tale e della pianta, di gran lunga superiori se valutati nel loro complesso e tenendo conto rispettivamente delle loro capacita di auto guarigione e della loro terapeuticità.
Ciò significa prendere in esame la persona che si rivolge a noi, valutandone ogni aspetto: le sue emozioni, la sua vita personale e lavorativa, i suoi ritmi nel quotidiano, il suo rapporto con il cibo, i suoi sogni. Allo stesso modo, quando sceglieremo di intervenire, opteremo per rimedi fitoterapici che possano agire in armonia con la persona stessa, conservando la ricchezza del loro fitocomplesso, e senza trascurarne l’equilibrio emozionale.

La radice etimologica della parola “fitoterapia” deriva dal greco antico phyton (pianta) e therapeia (cura). Il sostantivo phyton si riferisce alle parole pianta, albero, e vegetale, ma anche creatura o essere vivente. Deriverebbe dal verbo phyto che significa generare, produrre. Questo metterebbe in collegamento la parola “pianta” al processo della creazione e della fertilità.
In tal senso possiamo supporre che la pianta, legata etimologicamente e simbolicamente al processo della creazione, possa di fatto accompagnare la ri-nascita dell’individuo stesso, che sarà un individuo nuovo alla luce di una riscoperta di sé.
A proposito delle parti di pianta da utilizzare, cui abbiamo accennato in precedenza, invece, la dottrina di fitoetica ci suggerisce (ma certo non ci impone) di utilizzare parti di pianta che non comportino la sofferenza della stessa (per esempio le radici) anche se in alcuni casi risultano essere più ricche in principio attivo, a favore di altre parti se non addirittura di estrazioni diverse ma egualmente efficaci.

Ciò non toglie nulla al dolore che comunque la pianta può avvertire, anche qualora si trattasse di una porzione meno invasiva, tuttavia essa possiede una sua intelligenza emotiva profonda che , a mio avviso, le permette di riconoscere la nostra volontà di farle meno male possibile.
Quello che ci proponiamo, in sostanza, è di recuperare un canale preferenziale di comunicazione con il regno vegetale attraverso gli strumenti che ci vengono messi a disposizione (fitoterapia, discipline vibrazionali come la floriterapia o la gemmoterapia, ecc) per darci la possibilità di reinterpretare e quindi “riscrivere” la storia di una lunga amicizia della quale nel corso del tempo l’uomo ha perso le tracce.
Alla luce di valutazioni nuove e più profonde ma anche di un percorso esperienziale che è anche e soprattutto di riconnessione con il nostro habitat, nasce la phytoetica, una sorta di phitosofia che vuol riconoscere nella sapienza delle piante la nostra gratitudine per la loro esistenza.

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